Infanzia: un tempo la si rincorreva, si aspirava a regredirvi per ritrovare felicità e spensieratezza, oggi viene calpestata e surclassata dall’adolescenza, insomma si tende anche in questo caso a bruciare le tappe. D'altronde anche l’educazione non avviene più spontaneamente come una volta, oggi appare sistematicamente programmata da una serie così vasta di teorie che ci si chiede sempre se si stia adottando il comportamento giusto.
La precocità è il valore assoluto della nuova infanzia competitiva, che si manifesta sotto forma di “bambine-donne” ovvero cresciute troppo in fretta. Analizziamo prima di tutto le ragioni: prime fra tutte quelle sociali e psicologiche, che dipendono direttamente dalla relazione con gli adulti, ad esempio corsi anticipati di musica, danza, lingue, nuoto, ginnastica e quant’altro proposti (o imposti) dai genitori. Ad esse si sommano poi quelle biologiche, genetiche e ambientali.
Le conseguenze del fenomeno invece variano da caso a caso, possono come non essere ‘drastiche’ a seconda della personalità del bambino; è chiaro che, se si è figli di questa generazione, si corre il rischio di contrarre problemi legati all’autostima, d’identità… Per non parlare di veri e propri disturbi psicologici fomentati dalla società della ‘perfezione’, ove la competitività regna sovrana.
Una volta perduta allora sì che la si rimpiange l’infanzia, ed è triste pensare che i corresponsabili di questa situazione siano i genitori stessi, pur essendo animati dalle migliori intenzioni. Diciamocelo chiaramente, far figli è da sempre la cosa più naturale del mondo, ma gli adulti di oggi sono si creano delle aspettative che quelli di ieri non avrebbero immaginato neanche lontanamente!









