Dopo aver affollato numerose piazze italiane Sabato 9 aprile gridando che “la vita non aspetta” anche i precari approdano in tv in ‘qualità’ di tali. Canale 5 sta reclutando docenti rimasti senza lavoro dopo i tagli della Gelmini per un nuovo reality show nel quale il loro compito si esaurirebbe nel tenere a bada una classe non proprio acculturata di vip.
Inevitabile la protesta, scattata per opera del Cps (Coordinamento precari scuola) sentitosi sminuito e che per questo vorrebbe boicottare il programma. In realtà questa non sarebbe la prima volta che i precari diventano materia televisiva: l’idea nasce infatti con il programma “The Apprentice” ovviamente in America, ripresa poi su La7 da “Il contratto. Gente di talento”.
Insomma, se prima per arrivare a lavorare in televisione bisognava dimostrare professionalità, capacità e determinazione - come per qualsiasi altro mestiere del resto – oggi sembra che solo quest’ultima sussista e per giunta indirizzata unicamente verso una maggiore visibilità nonché popolarità. Nei reality si richiede infatti di esibire semplicemente il proprio stile di vita, ammirevole od opinabile che sia. Come dice Aldo Grasso in un articolo pubblicato sul Corriere: “Attraverso il reality la realtà viene modellata da un format e si trasforma in uno di quei rituali pubblici con cui la nostra società finge di parlarsi e mettersi in discussione e dove ogni gesto appare «autenticamente inautentico», un qualcosa che sta tra il dramma e la parodia ed è però in grado di procurarci il brivido del vero”. Il reality è ingiustamente considerato ‘trash’ a priori, ma va comunque guardato con occhi critici; bisogna diffidare da questo tipo di televisione così come dal successo facile, nonostante sia indubbiamente un ottimo trampolino di lancio nello spettacolo più che in altri campi bisogna dimostrare di valere un posto che consenta sicurezza e stabilità a lungo termine.

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