Abitualmente l’oggetto del desiderio maschile si configura con lo stereotipo della donna mediterranea, immagine per eccellenza di salute e femminilità con le sue curve naturali. Con l’avvento della moda tuttavia è nata l’associazione bellezza-magrezza che oggi si fa strada sempre più tra i giovanissimi e che è diventata peraltro una della diverse cause alla base dell’anoressia. Proprio negli ultimi anni si è registrato un fortissimo incremento di persone affette da questa malattia, e di conseguenza sul web siti, informazioni e notizie a riguardo si sono moltiplicati. Tra di essi esistono i cosiddetti blog “pro-ana” che, come dice la parola stessa, sono a favore del comportamento anoressico, tant’è che divulgano un decalogo da seguire per dimagrire eccessivamente nonchè pericolosamente. Parallelamente il fenomeno dell’anoressia è sbarcato in maniera a dir poco scioccante anche nell’industria del porno; accessibili a tutti sono infatti i siti pornografici che ritraggono ragazze anoressiche nella loro spaventosa nudità.
Sasha McDonald, giovane inglese affetta da anoressia, ha riportato in un articolo pubblicato sul“Guardian” l’email che le era stata inviata da un’agenzia a luci rosse che la invitava a lavorare con loro celebrandola come la “stella della carestia”. Assecondare la malattia esaltandone gli esiti agli occhi di una persona anoressica è deleterio, è senza esagerare un’incitazione alla morte. Responsabili di questo “crimine” sono i feticisti della magrezza, coloro che per una qualche devianza mentale vengono attratti da corpi scheletrici e ossuti. Alcuni di essi hanno fatto della loro perversione un vero e proprio lavoro: definitiskinny scout questi sono chiamati dalle stesse agenzie a scovare nuove star del porno rigorosamente “pelle e ossa”.
Mentre Sasha ha preso coscienza della gravità del fatto, molte altre ragazze affette dal medesimo problema continuano ad essere assidue frequentatrici dei blog pro-ana, col rischio appunto di essere travolte nel vortice della pornografia. Sempre sul Guardian è stato riportato un altro esempio del caso, quello della canadese Ronny Bi, indotta a posare per alcune fotografie senza veli attraverso il medesimo iter. Ronny ha dichiarato peraltro di essere stata forzata, di essersi fatta plagiare poiché colta in un momento di forte debolezza ed insicurezza.
A fronte di queste dichiarazioni, ma soprattutto a fonte dei recenti episodi di morte come quello che ha visto protagonista la modella francese Isabelle Caro, emerge l’assurdità del fatto che la rete non garantisce alcuna protezione nella maggior parte dei Paesi dove questi siti sono appunto legali e visibili da chiunque; medici ed esperti convengono che si possa intervenire a riguardo, anzitutto con l’educazione e la discussione. Ma prevenire è importante quanto curare, trovare una via d’uscita da questo tunnel che disarma totalmente, che lascia inermi persino di fronte all’uomo più folle, alla proposta più assurda mai sentita. Manipolare ragazze in queste condizioni, incapaci di scegliere per il loro bene, deve essere riconosciuto come un reato al pari della pedofilia e di tante altre perversioni che fuoriescono dai limiti della legalità.

Nessun commento:
Posta un commento