ROMA - Il referendum sul nucleare è alle porte e la maggioranza lo teme.
Il Governo soprassiede sul programma nucleare inserendo nella moratoria già prevista nel decreto legge l'abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.
In un’epoca dove disponiamo delle migliori tecnologie, in costante evoluzione, possiamo pensare di produrre più energia “pulita”; questo quanto afferma anche il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, il quale pensa che questo emendamento consentirà al governo di accelerare la presentazione di una nuova strategia energetica nazionale. Questa decisione è peraltro in linea con altri grandi Paesi quali Germania, Stati Uniti, Giappone, Russia.
Bersani e Di Pietro approfittano per attaccare ancora una volta la maggioranza, dicendo rispettivamente che il governo, dopo l’incidente in Giappone, rifugge dalle sue stesse decisioni e che con questo emendamento continua semplicemente a tentennare e a posticiparle. Anche la Bonelli è convinta che il no del governo al programma nucleare non sia per convinzione, ma per un interesse prettamente politico.
Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, vuole investire sulla ricerca e sui rinnovabili; dopo il disastro che è purtroppo avvenuto a Fukushima la propaganda nucleare è stata ridotta all’osso, c'è una ragione in più per non perdere tempo e concentrarsi sull'efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili.
Al di là dell’interferenza politica trattasi di scelte importanti per il nostro futuro, la nostra salute e quelli delle generazioni a venire. A tal proposito occorre ascoltare senza lasciarsi influenzare dalle diverse opinioni politiche, quanto piuttosto riflettere su pareri fornitici dagli esperti; il geologo Mario Tozzi ad esempio, in un video pubblicato su YouTube qualche giorno fa, elenca una serie di motivi per i quali non avremmo bisogno di centrali nucleari nel nostro paese, primo fra tutti il fatto che non ne abbiamo strettamente bisogno – possiamo infatti risparmiando far passare questo periodo di transizione, in attesa di una forma energetica più sicura, e nel frattempo continuare a procurarci energia tramite altri Paesi, dai quali dipenderemmo comunque per importazioni di uranio e tecnologia stessa -, seguito poi dall’ingente costo della costruzione di una centrale stessa e dagli evidenti rischi di incidenti in cui potremmo incappare. Ovviamente l’informazione non manca, c’è chi pro e chi contro ma indipendentemente dal credo politico, ed è proprio su questo che dobbiamo documentarci per prendere una decisione coscienziosa e responsabile.

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